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    di asserisco (03/10/2008 - 23:54)


    Sono flash d’agenzia, anonimi trafiletti lato pagina, dichiarazioni di poche righe, reportage senza data, giusto per riempire mezza pagina, oppure – se va bene – notizie date con un qualche risalto ma mai più riprese. Sono quelle informazioni scomode, presto dimenticate, da non sottoporre più di tanto alla attenzione del lettore e per questo da riporre nei polverosi archivi della politica. Rintracciarle è un lavoro da certosino, ma ogni tanto varrebbe la pena farlo.

    -Li aveva istituiti la Legge n.40/98 (c.d. “Turco/Napolitano”), li aveva modificati, eccome, la Legge n.189/2002 (c.d. “Bossi/Fini”) ed ora li ha definitivamente celebrati il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Parliamo dei Centri di Permanenza Temporanea (CPT) ora rinominati CIE, Centri di identificazione ed espulsione. La libera enciclopedia Wikipedia li definisce come strutture per tutti gli stranieri "sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera non immediatamente eseguibile", utili trattenere persone in attesa di un'espulsione certa. Una grande novità nell’ordinamento italiano: prima non era mai stata prevista la detenzione di individui a seguito della violazione di un semplice illecito amministrativo (quale il mancato possesso di un documento). Pur non essendo una invenzione italiana (sono uno strumento diffuso in tutta Europa in seguito all'adozione di una politica migratoria comune con gli accordi di Schengen del 1995), questi Centri sin dal loro nascere hanno scatenato giustificate polemiche che hanno investito in primo luogo la loro fisionomia da veri e propri campi di prigionia, con tanto di mura, sbarre e filo spinato, a garanzia di una detenzione amministrativa definita opportunamente “abominio giuridico”. Una detenzione che fa i conti con il sovraffollamento, alloggi inadeguati, condizioni igieniche carenti, inadeguatezza dell’assistenza medica, specie psicologica, assenza di informazione legale, uso della violenza e autolesionismo, mancanza di separazione tra ex carcerati, lavoratori irregolari e semplici clandestini. Tutti aspetti denunciati negli ultimi anni dai rapporti di Amnesty International, Medici senza Frontiere e, più recentemente, dal Rapporto di Staffan De Mistura, ambasciatore ONU appositamente incaricato dal precedente Ministro dell’Interno Amato.

    Pur nella complessità della problematica, che non può evidentemente essere risolta dal semplice smantellamento di questi Centri ma che certo ne esige una radicale revisione, le statistiche qualcosa ci dicono e cioè che attualmente la percentuale delle persone espulse tramite queste strutture non supera il 4% (trascorsi i termini di detenzione, infatti, i clandestini vengono posti in libertà con una intimazione a lasciare il Paese raramente rispettata. Almeno sino a quando l’immigrazione clandestina non diventerà in sé un reato…). E se da un lato il buon senso ci suggerisce che mettere insieme ex detenuti, persone bisognose di protezione sociale, colf e badanti irregolari, richiedenti asilo politico e rifugiati, persone che hanno perso il lavoro è una soluzione sbagliata, illogica e demagogica, dall’altra la politica della accoglienza (ma anche del contenimento migratorio) dovrebbe suggerire il potenziamento dei centri di primo soccorso dei migranti irregolari, l’analisi dei casi e, comunque, la previsione di un tempo di permanenza breve e strettamente necessario alla definizione delle posizioni giuridiche individuali.

    La Turco/Napolitano prevedeva un tempo di detenzione di 20 giorni estendibili a 30, la Bossi/Fini da 30 a 60. Il pacchetto sicurezza del Ministro Maroni ha innalzato questo tempo sino a un massimo di 18 mesi in caso di rischio di fuga, di mancata collaborazione e indisponibilità dei documenti. Ovvero, i casi più frequenti.  Di fronte al completo fallimento della legge vigente, creata per far fronte all’immigrazione clandestina e che, invece, ha visto al 1° settembre di quest’anno lo sbarco di 23.604 stranieri contro i 14.236 del 2007 e i 15.999 del 2006, il “nostro” ha ritenuto prioritaria la realizzazione di altri 10 CIE da aggiungersi ai 13 già esistenti, per una spesa di 30-40 milioni di euro, già stanziati per decreto.

    -Le avvisaglie erano chiare fin dal dopo elezioni: la strategia italiana in Afghanistan stava per cambiare. Dopo la repentina modifica dei “caveat”, ovvero dei limiti imposti dalla politica all’utilizzo dei contingenti militari, che aveva portato i tempi di risposta alle richieste alleate di supporto militare in tutto il Paese da 72 a 6 ore, ecco l’annuncio dell’arrivo a metà ottobre di quattro Tornado. Gli aerei serviranno ovviamente non per bombardare, ma per osservare”, ha dichiarato il Ministro della Difesa La Russa, dimostrando una eccezionale impermeabilità al senso del ridicolo. Come è noto, infatti, i Tornado sono cacciabombardieri tipicamente da attacco, neanche semplici aerei intercettori, che “parteciperanno alle attività di copertura dei nostri soldati e degli alleati”, si è prontamente contraddetto il Ministro.

    C’è chi, da sinistra, ha denunciato il vero e proprio salto di qualità dell’Italia all’interno del coinvolgimento nella polveriera Afghanistan. C’è chi, dal Partito Democratico, si chiede e chiede se l’invio di questi aerei presupponga un cambio di obiettivi e di impegni per il nostro contingente, invitando il governo a riferire in Parlamento.

    In attesa di sapere ufficialmente ciò che già sappiamo, ovvero che siamo in guerra, accontentiamoci di registrare che la spesa per l’invio e l’utilizzo dei Tornado sarà di 13 milioni di euro al mese. Sperando che non ce ne abbattano, visto quello che costano!

    -Con la morte di Amos Lucchini e di Andrea Orsetti salgono a 168 i militari italiani vittime dell’uranio impoverito presente nei proiettili di artiglieria, per un totale di 2.538 casi clinici rilevati. Ufficiosamente e non ufficialmente, perché dai primi casi di tumore al sistema emo-linfatico riscontrati a soldati che hanno operato in Bosnia e in Kosovo nessuna istituzione e, tantomeno, le due relazioni della Commissione Mandelli istituita nel 2000 hase sparse in zone densamente popolate, le particelle di uranio impoverito possono provocare un'esposizione cronica continua, sulla quale tuttavia “non esistono ricerche scientifiche attendibili”. E, comunque, bonificare i territori bombardati è quasi impossibile, perché l'uranio si disperde in polvere finissima inquinando le falde acquifere, i terreni coltivabili, l’atmosfera. ritenuto di collegare con certezza la tossicità di questo metallo pesante con le patologie riscontrate. Ciò pur nella consapevolezza che,

    Poco importa se in Iraq e in Bosnia, luoghi di massiccio impiego di uranio impoverito, i tumori in questi ultimi anni sono cresciuti rispettivamente del 120% e del 400%.. E poco importa se la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite ha condannato l'uso di queste armi sin dal 1996 e ha chiesto (risoluzione 1997/36) al Segretario Generale un'inchiesta che riconosca che i proiettili all'uranio impoverito sono armi di distruzione di massa, con effetto indiscriminato, vietate dalle convenzioni internazionali.   

    In questa sospetta italica fuga dalle responsabilità, ci sembra significativa l’interrogazione parlamentare di alcuni senatori del PD, che hanno richiesto al Ministro La Russa di riconoscere la causa di servizio e gli indennizzi ai militari colpiti da malattie legate all'esposizione all'uranio impoverito in tutti quei casi in cui l'amministrazione militare non sia in grado di escludere un nesso di causalita' tra gli agenti patogeni e la patologia.

     -Chissà se i vecchi e incanutiti pacifisti se le ricorderanno: dopo Comiso, sede designata dei missili a testata nucleare Cruise puntati verso l’Est europeo ai tempi della guerra fredda, veniva Sigonella. Base Nato la prima, base americana la seconda. Ma se dopo il crollo dell’Unione Sovietica Comiso è stata riconvertita in aeroporto civile, Sigonella ha mantenuto la sua originaria funzione di avamposto americano nel Mediterraneo. Semplicemente, non se ne parla più. Forse ora che è stata candidata ad ospitare il sistema di sorveglianza terrestre AGS per conto della NATO qualcuno se ne accorgerà, non fosse altro che per il fatto che si tratta della realizzazione del centro operativo e di manutenzione dei velivoli Global Hawk, ovvero aerei senza pilota la cui funzione primaria è quella di spiare il fronte nemico, individuare gli obiettivi ed infine dirigere gli attacchi e i bombardamenti. Per fare questo, lo stanziamento per i prossimi tre anni, già concesso dal Congresso USA, è di 26 milioni di dollari, necessari per realizzare hangar e officine, pavimentare l'area di arrivo e di stazionamento degli aerei, istituire una "forza di protezione/antiterrorismo",  migliorare i sistemi di comunicazione. Con questo potenziamento, Sigonella si conferma così una base di fondamentale importanza strategica per la NATO, ma soprattutto per gli USA, per rafforzare il controllo sull’area mediorientale e del Corno d’Africa e per garantire al Corpo dei Marines flessibilità e rapidità d'intervento negli scacchieri di guerra. Una operazione che si sta rivelando un affare da 300 milioni di euro per chi si aggiudicherà l’appalto per la costruzione di centinaia di villette a schiera e di un numero imprecisato di residence destinati ad ospitare i complessivi 6.800 cittadini statunitensi. Un megacomplesso residenziale con un volume di 670.000 metri cubi di costruzioni, addirittura superiore a quello previsto per il Dal Molin di Vicenza. Il tutto su un’area di 91 ettari di rigogliosi aranceti, già vincolati a area naturalistico-paesaggistica da un Piano regolatore  del Comune di Lentini evidentemente assai flessibile.

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